L’organico funzionale e l’esperienza francese (da Tecnica della Scuola)

L’organico funzionale e l’esperienza francese – fonte: Tecnica della Scuola (link)

di Fabio Guarna

Come sarà l’organico funzionale pensato dal Governo Renzi? E’ una bella domanda, soprattutto in questo momento durante il quale nonostante il ripetersi, nessuno ha ancora dato una risposta e nonostante se ne parli come cosa fatta.

Si tratta di un istituto non irrilevante perché è da esso che dipende non solo il futuro di quasi 150.000 lavoratori che stanno per essere assorbiti, ovvero assunti nel mondo della scuola, ma anche per l’assetto complessivo per i prossimi decenni dell’organizzazione scolastica del nostro Paese. I tentativi di spiegazione, dell’organico funzionale che si sono fatti sino ad oggi, richiamano passate esperienze della scuola italiana.
L’organico funzionale – ipotizzano alcuni – sarà modellato come una specie di DOA, ovvero Dotazione organica aggiuntiva che nel nostro Paese fu introdotta nel 1982 e servì a far coprire tutti quei posti che non erano compresi nell’organico di diritto dove i titolari erano titolari non nelle singole scuole ma nei distretti. Oggi invece che distretti nell’organico funzionale potremmo avere il polo scolastico. In realtà, per tentare di indovinare su cosa sarà l’organico funzionale sarebbe interessante provare a studiare cosa avviene negli altri Stati e se esistono istituti simili in altre parti del mondo.
Sebbene il diritto scolastico comparato è materia che ancora si studia poco, non sarebbe male cominciare da qui.
Per allinearci all’Europa proviamo ad immaginare che l’organico funzionale pensato per la buona scuola, sarà modellato secondo il sistema francese dei TZR ovvero Titulaires sur Zone de Remplacement, cioè Titolari su zone di sostituzione.
Si tratta di docenti con contratti a tempo indeterminato che hanno lo stesso inquadramento dei colleghi titolari su scuole specifiche e che godono degli stessi incentivi (ad esempio meno ore di lezione se la classe in cui insegnano supera un certo numero di allievi o se è una classe terminale, ecc).
La loro titolarità è riferita ad un’area territoriale mentre la gestione è affidata ad un singolo istituto a cui spetta, per fare un esempio, utilizzare gli insegnanti a disposizione per l’assegnazione su una sede dell’area territoriale a cui appartiene il docente. In Francia per quest’utilizzo esistono però delle tabelle chilometriche, e così, se il docente che si trova a disposizione nell’istituto polo x, dovrà spostarsi a 20 km da esso, otterrà una indennità giornaliera che muta al variare della distanza, dai 15 ai 50 euro.
Per completezza e per gli amanti delle fonti originali riporto la definizione “de l’article 1er du décret n. 99-823 du 17 septembre 1999” relativo all’esercizio delle funzioni del T.Z.R.: “Des personnels enseignants du second degré, des personnels d’éducation et d’orientation, titulaires et stagiaires peuvent être chargés, dans le cadre de l’académie et conformément à leur qualification, d’assurer le remplacement des agents momentanément absents ou d’occuper un poste provisoirement vacant”.
Insieme al modello francese e combinato con esso però in Italia si potrebbe però riflettere in merito all’utilizzo del personale appartenente al costruendo organico funzionale, su uno degli aspetti che il governo sembra avere in programma per rafforzare la didattica: ovvero valorizzare l’alternanza scuola lavoro.
Un punto su cui ha investito molto il modello tedesco. In questa direzione, l’organico funzionale, soprattutto per le scuole secondarie superiori, potrebbe essere utilizzato prevalentemente per assicurare agli allievi una guida costante durante gli stages di lavoro ma anche per attivare una serie di sinergie che in futuro potrebbero rivelarsi utili per il loro ingresso nel mondo del lavoro. Insomma le possibilità di utilizzare al meglio i nuovi docenti della scuola italiana, ma anche quelli più anziani, sono tante. Non è errato pensare al modello francese, o a qualcosa di nuovo e originale. Quale strada percorrere è importante ma ovviamente è proprio il caso di dire che per fare più cose: più docenti ci sono meglio è, ovvero per stare ad un vecchio ritornello “più ce n’è, meglio è”.

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